Palermo: Il fascino di Gangi, borgo senza tempo
Il Borgo di Gangi
Chi si inerpica fra le strade delle Madonie e arriva a Gangi non può che restare affascinato da questo straordinario paese, adagiato su un monte, quasi a ricoprirne la sommità . Sotto quel cappuccio di case, monumenti, vie e viuzze si nascondono secoli di storia. Tanti, che si fa fatica a risalire alle origini. Il mito vuole che la nascita di Gangi vada ricercata addirittura in coloni micenei.
I dati storici ci dicono che il centro urbano fu ricostruito nel 1300 sul Monte Marone a seguito della distruzione, avvenuta nel 1299 durante la guerra del Vespro, del precedente centro abitato. Fin dal XII secolo ha fatto parte della contea di Geraci di cui furono signori i Ventimiglia, successivamente il castello passò sotto il dominio dei Graffeo. E proprio il Castello è una delle principali attrazioni del Borgo, ma non certo l’unica. Nel Settecento a Gangi sorgono numerose Accademie di letterati, tra le quali quella degli Industriosi, e si costruiscono alcuni Palazzi nobiliari, fra i quali Palazzo Bongiorno; i palazzi Sgadari e Mocciaro segneranno nell’Ottocento il tessuto urbano della cittadina madonita quale espressione dell’ultima nobiltà terriera.
A Gangi il 1º gennaio 1926, il celebre prefetto Cesare Mori compì quella che è probabilmente la sua più famosa azione: una durissima repressione verso la malavita e la mafia, colpendo anche bande di briganti e signorotti locali. Il paese era roccaforte di numerosi gruppi criminali. Con uomini dei Carabinieri e della Polizia Mori occupò il paese e rastrellandolo quindi casa per casa, arrestando banditi, mafiosi e latitanti vari. I metodi attuati durante quest’azione furono particolarmente duri e Mori non esitò ad usare donne e bambini come ostaggi per costringere i malavitosi ad arrendersi. Fu proprio per la durezza dei metodi utilizzati che venne soprannominato Prefetto di Ferro.








